Una seconda incoronazione per Macron. Il primo turno delle elezioni legislative non lascia adito a dubbi: con la vittoria schiacciante del suo movimento “La Republique en Marche”, il neo presidente sarà il “dominus” assoluto dei prossimi cinque anni di vita politica francese. I primi risultati lasciano prevedere che il partito di Macron riuscirà a ottenere oltre 400 seggi parlamentari, ben oltre la maggioranza assoluta. Regge il centrodestra de “Les Republicans” e cresce l’estrema sinistra de “la France insoumise”, mentre crolla l’estrema destra di Marine Le Pen e il Partito Socialista. Sul trionfo di Macron pesa però l’alta astensione, con un record negativo per un appuntamento elettorale nazionale.

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Dopo una lunghissima notte di spoglio delle schede, tra incertezze e previsioni contrastanti, le urne hanno dato il responso finale: il Partito Conservatore di Theresa May ha ottenuto la maggioranza dei voti e dei seggi nelle elezioni nel Regno Unito, insufficienti però per ottenere il numero di deputati necessario per formare un esecutivo contando solo sulle proprie forze, mentre il Partito Laburista di Jeremy Corbyn arriva secondo, crescendo in maniera nettissima rispetto alla consultazione del 2015 pur non riuscendo a imporsi rispetto ai tories.

Politicamente il voto ha sancito la sconfitta del primo ministro in carica, che perde sonoramente la scommessa di ottenere una maggioranza forte in vista delle trattative con l’Unione europea sulla Brexit, e contemporaneamente incorona la sinistra socialista di Jeremy Corbyn, leader laburista controverso e, finora, duramente contestato da una parte importante del suo stesso partito. Queste elezioni, oltre a consegnare al Regno Unito l’incertezza di un parlamento senza maggioranza politica, segnano il ritorno al voto di massa per i due principali partiti britannici e il netto calo dei consensi per le formazioni minoritarie.

In estrema sintesi, il voto può essere analizzato osservando come Theresa May abbia perso e Jeremy Corbyn abbia vinto, ma anche come il Partito Conservatore abbia vinto e il Partito Laburista abbia perso. Al netto dell’ottimo risultato ottenuto, infatti, il Labour non riesce a capitalizzare l’evidente scontento di una parte importante del paese contro i conservatori. La sinistra radicale di Corbyn non è infatti riuscita a “sfondare” andando oltre il recupero del proprio elettorato tradizionale come riuscì invece a Tony Blair, che rimane l’unico leader laburista ad aver vinto elezioni generali negli ultimi 28 anni.

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Un doppio attacco terroristico ha sconvolto Teheran: nella capitale iraniana due commando hanno attaccato il Parlamento e il mausoleo di Khomeini. Il bilancio delle vittime, ancora provvisorio, parla di oltre dieci morti, ma oltre alla strage di vite umane è la valenza politica degli attentati a destare sconcerto: si tratta di un attacco al cuore politico dell’islam sciita, perpetrato, con ogni probabilità, da seguaci del fondamentalismo sunnita. Da alcuni mesi, ricorda Vanna Vannuccini su La Repubblica, l’Isis ha iniziato una campagna per mobilitare alla rivolta anti-sciita le minoranze sunnite iraniane: le conseguenze di un’escalation terroristica all’interno dei confini iraniani sono potenzialmente devastanti per il fragilissimo equilibrio che ha impedito finora uno scontro militare diretto tra Teheran e le potenze sunnite del Golfo.

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Avrebbe dovuto essere la grande alleanza araba contro il terrorismo, ma quella lanciata appena due settimane fa da Trump e leader mediorientali si è già spaccata, con Arabia Saudita, Egitto, Emirati Arabi e Bahrein che hanno annunciato l’interruzione dei rapporti diplomatici con i Qatar, accusato di sostenere proprio il terrorismo islamico. La rottura è stata causata soprattutto riguardo alle relazioni con l’Iran e quelle con Fratellanza musulmana e Hamas, realta islamiste, e apertamente terroriste come nel caso dei palestinesi, che i qatarini hanno sostenuto con forza negli ultimi anni.

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La notte di orrore vissuta a Londra, dove un nuovo attacco terroristico ha ucciso almeno sette persone, e il panico per un falso allarme durante la trasmissione in Piazza San Carlo a Torino della finale di Champions League, “sono due facce della stessa medaglia”. Francesco Cancellato scrive su Linkiesta.it come, rispetto agli attentati con le bombe, “la guerra dei folli, dei camion e dei coltelli è una minaccia ancor più pericolosa. Perché è l’idea di essere bersagli mobili, in ogni giorno, ogni luogo, ogni ora, e che nessuno possa proteggerci da un pazzo che ci falcia mentre attraversiamo la strada o che ci accoltella mentre stiamo bevendo una birra che crea quella psicosi collettiva che chiamiamo terrore”.

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Donald Trump annuncia l’uscita degli Stati Uniti dal Trattato sul Clima di Parigi, rilanciando nuovi negoziati e confermando il proprio impegno contro i cambiamenti climatici, ma di fatto affossando il più importante accordo sull’ambiente firmato poco più di un anno fa. Durissime le reazioni dei leader europei, con posizioni di condanna sostenute anche dalla Cina, che confermano di non voler tornare indietro riguardo agli obiettivi prefissati. Critiche alla decisione di Trump sono arrivate anche dalla Russia.

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